Che strano chiamarsi Federico di Ettore Scola

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L’altro ieri, 17 settembre 2013, sono andata al cinema a vedere il film-documentario, fuori concorso, di Ettore Scola, dedicato al grande regista italiano Federico Fellini, che è stato proiettato il 6 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, riscuotendo grande successo.

La sala dove proiettavano il film aveva 30 posti e in totale c’erano 10 persone….molto intimo, molto carino, però è triste pensare che pochi vadano a vedere questo capolavoro. Il film inizia con Fellini anziano di spalle (interpretato da Maurizio De Santis), che osserva il mare e si conclude con la stessa scena. Le inquadrature, i colori e le atmosfere sono bellissime, profonde, toccanti e si capisce che Scola ci ha messo il cuore per realizzare questo tributo, dedicato al suo amico. Il narratore della storia (Vittorio Viviani), che coinvolge il pubblico, è davvero un personaggio molto simpatico, che con tono impostato e delicato, racconta all’osservatore, passo per passo, la vita di Fellini. Scola racconta come è nato il legame e l’amicizia tra lui e Fellini, partendo dagli inizi del giovane Federico (interpretato da Tommaso Lazotti), che all’età di diciannove anni giunge a Roma, da Rimini e si presenta al direttore del giornale satirico “Marc’ Aurelio”. Pian piano incomincia anche a  scrivere sceneggiature e negli anni ’40 riesce ad entrare nell’ambiente cinematografico, diventando amico di tanti personaggi illustri dell’epoca. Nel frattempo Ettore Scola (interpretato da Giacomo Lazotti), di undici anni più giovane di Federico, riesce, anche lui, a collaborare con il giornale satirico, dove vi lavorava anche Fellini, qualche anno prima. I due si vedono di sfuggita e dopo un po’ diventano grandi amici. Ogni sera il trio composto da: Federico Fellini, Ruggero Maccari (amico di Federico, che lavora al Marc’Aurelio e interpretato da Emiliano De Martino) e Ettore Scola, si incontrano per chiaccherare un po’ e per stare insieme. Con il passare degli anni, il rapporto tra Fellini e Scola diventerà sempre più forte. Federico per creare i suoi personaggi si ispirava alla gente comune che incontrava, infatti, lui che soffriva d’insonnia, prendeva l’auto per fare un giro di notte per la città e a campione invitava qualche persona, che incontrava per strada, la faceva salire in macchina e la lasciava parlare. Nel film Sergio Rubini interpreta la parte di un artista di strada, un madonnaro, che Fellini fa salire in auto. La sua interpretazione è stata molto divertente, piena di battute spiritose! Ad un certo punto, mentre dialoga con Federico, gli dice: “La pittura viene prima del cinema…. Prima l’architettura poi al secondo posto la musica, al terzo la pittura, poi scultura, poesia, danza e solo al settimo posto c’è il cinema…..”. Alla fine del film si vede comparire anche Marcello Mastroianni (Ernesto D’Argenio), un altro grande attore e amico di entrambi i registi. Mi è piaciuto tanto quando la mamma di Marcello dice a Scola: “Ma perché lei nei suoi film fa mio figlio così brutto? Fellini lo fa bellissimo!”.

La pellicola è principalmente in bianco e nero, soprattutto quando Scola racconta gli inizi della carriera del regista amico. È un bellissimo effetto vedere come, a poco a poco, i personaggi in bianco e nero passino al colore. Ho riso molto, perché alcune battute erano davvero divertenti e fresche! Provo a rammentare una che mi ha fatto divertire molto: Un signore anziano un giorno va dal medico e  gli domanda: “Dottore mi fa male questa gamba (indica quella destra), cosa sarà?”  Il medico risponde: “La vecchiaia” e il paziente: “Ma anche quell’atra ha la stessa età, eppure non mi fa male!”.

Questo film regala tante emozioni, è un tuffo nel passato, è magia!

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