Il palazzo del Lloyd di Trieste

Il palazzo del Lloyd di Trieste

Questa mattina, 28 settembre 2013, per le giornate europee del patrimonio, organizzate dal ministero dei beni culturali, il palazzo del Lloyd di Trieste è stato aperto al pubblico. Una simpatica guida ci ha spiegato tantissime cose interessanti che cercherò di riportare.
Nell’antichità, dove ora si trova il palazzo del Lloyd, c’era un porticciolo chiamato “Mandracchio” dove ogni giorno tantissime commercianti arrivavano per commerciare. Nei primi dell’Ottocento l’Arciduca Ferdinando Massimiliano aveva visto nascere il cantiere navale denominato Arsenale Lloyd. Il Lloyd a metà dell’Ottocento si trovava ad essere la più grande compagnia di navigazione del Mediterrano e Trieste il principale porto dell’impero Asburgico, così, tra il 1880 e il 1883, è stata costruito il palazzo, che ora ospita la sede della Regione Friulia Venezia Giulia, per volontà della società di navigazione a vapore del Lloyd Austro-Ungarico di Trieste. L’edificio è stato realizzato, poco prima di morire, dall’architetto Heinrich von Ferstel (ha progettato anche tantissimi altri edifici a Vienna), è in stile eclettico ed è caratterizzato da alcune colonne corinzie. Nella facciata principale vi sono due fontane (una volta erano funzionanti), quella di destra, verso il Municipio, raffigura l’acqua dolce rappresentata dalla ninfa Teti, mentre quella di sinistra, la parte del mare, raffigura l’acqua salata con Venere. Sul fastigio troviamo Mercurio, Edo, Nettuno, Urania e tante altre allegorie che rappresentano il viaggio in mare e quindi la navigazione. La facciata che è rivolta verso le rive era sta progettata diversamente da com’è oggi, infatti vi doveva essere una torre, ma il terreno sottostante era instabile (arrivava l’acqua del mare) e non avrebbe mai retto il peso di una torre su un unico lato. Tale possente edificio è passato sotto le mani degli austriaci e prese il nome di Lloyd Austriaco. Con il passaggio di Trieste all’Italia, nel 1919, la compagnia cambiò nome in Lloyd Triestino di Navigazione.

All’ingresso dell’edificio troviamo due statue di marmo. Quella a sinistra rappresenta “L’intelligenza” scolpita da Ivan Rendich (dalmata), mentre quella di desta raffigura il “Lavoro” di Francesco Pezzicar.
Tra le due statue emerge un’enorme scalinata costruita in pietra del Carso con colonne e pilastri in marmo rosso di Verona.
Al secondo piano, appena salite le scale, ci sono due quadri del pittore locale Giuseppe Barison (formato all’Accademia di Vienna e poi ha ampliato il suo bagaglio artistico con alcuni viaggi a Firenze, Brera e Venezia), datati 1912, di stile storicista, anche se, quando li aveva realizzati non era l’epoca dello Storicismo. Era stato scelto questo stile, anche se non di moda, perché era di facile lettura, leggibile e comprensibile da tutti. Il dipinto di sinistra raffigura alcune persone che stanno commerciando e quello di destra un’industria e in primo piano vi è un costruttore con un mantello rosso, che in realtà è un autoritratto di Barison. Proseguendo verso destra vi è la prima stanza dove ci sono due meravigliosi ritratti, commissionati dopo l’annessione di Trieste all’Italia, della Regina Elena (datato 1921) e di suo marito, il Re Vittorio Emanuele III (datato 1919) e dipinti sempre da Barison. Tali quadri dovevano sostituire, nel Salone d’onore, i due dipinti di Francesco Giuseppe e di Elisabetta d’Austria, infatti i colori degli abiti del Re e della Regina d’Italia erano molto simili a quelli degli Imperatori d’Austria, proprio per non cambiare molto l’immagine del salone.
Purtroppo i dipinti di Barison erano troppo grandi e quindi si decise di mettere nella sala principale alcuni specchi al posto dei due ritratti, togliendo comunque quelli di Francesco Giuseppe e Sissi. Nella seconda sala, chiamata “Sala del Caminetto” vi sono collocati i seguenti dipinti: la “Pancogola” (venditrice di pane del rione di Servola che però in questo caso tiene in mano una cesta di mele) del pittore Edgardo Sambo, il “Ritratto femminile” ( raffigura la moglie del pittore) di Bruno Croatto e dipinto dallo stesso Croatto e il “Ritratto Virile” di Umberto Veruda datato 1894 e molto moderno nelle pennellate. La sala successiva è il Salone d’onore dove spiccano i grandi e bellissimi lampadari in vetro di Murano. Sulla parete di sinistra sono stati rimessi, alla fine degli anni ’90, i ritratti dei due Imperatori d’Austria, che c’erano in origine. Il dipinto raffigurante Sissi è bellissimo e il tappeto sotto i suoi piedi l’è stato regalato da Guglielmo II e ora si trova al museo d’arte islamica di Berlino. Gli autori dei due ritratti sono: Hans Temple (1857-1931) e Albert Ritzberger (1853-1915). Nella stanza successiva vi sono due ritratti femminili (forse raffiguranti la stessa donna) dei pittori Tito Agujari (ritratto molto accademico) e Giuseppe Barison (datato 1890). Nell’ultima stanza vi sono appese le foto di tutti i presidenti della Regione FVG e c’è anche un bellissimo ritratto fatto da Livio Rosignano. Uscendo ci si ritrova in un immenso corridoio decorato dall’opera “Inverno” (1955), che rappresenta l’altopiano spoglio, di Zigaina, un basso rilievo, di Giovanni Mayer, raffigurante l’allegoria delle messi e della fertilità, la purificazione dell’Italia, realizzato per il vestibolo di prima classe della nave Saturnia (anni ’20-’30) ma che ora si trova in tale edificio ed in fine una carta geografica dell’Europa dedicata a Ferdinando I . Il corridoio porta alla scalinata che conduce all’uscita.

E’ stata una bellissima mattinata alla scoperta di un palazzo che conoscevo solo esternamente.

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