Margherita Hack / Il futuro negli occhi

Margherita Hack / Il futuro negli occhi

Mercoledì 30 ottobre 2013, si è aperto il “Trieste Science Fiction Festival” e in occasione di questo evento, alle ore 18.00, presso la libreria Ubik, all’interno della galleriaTergesteo, si è tenuta la presentazione del libro “Io penso che domani. Il racconto di una testimone del Novecento” di Margherita Hack, astrofisica fiorentina, che ha vissuto dagli anni ’60 fino alla sua morte (29 giugno 2013) a Trieste, a cura di Serena Grandari e Fabio Pagan. Fabio Pagan, giornalista scientifico e Paolo Molaro, astrofisico dell’osservatorio astronomico di Trieste, hanno ricordato vari episodi vissuti insieme a Margherita.

Il Festival della fantascienza era nato nel 1963 a Trieste, ma negli anni 80 si è interrotto, per poi riprendere nel 2000. Quest’anno festeggia il 50ennario dalla sua nascita. Margherita più volte ha partecipato nell’ambito del Festival della fantascienza. I primi anni del Festival coincidevano con le varie scoperte nello spazio e nel 1969, anno dello sbarco sulla luna, si univa la fantasia cinematografica con la realtà. Margherita partecipò nel 1966 ad una tavola rotonda sulla vita extraterrestre, organizzata dal Festival di fantascienza, in occasione della quale poté conoscere Arthur Clarke, autore di fantascienza ed inventore, che stava lavorando, in quel periodo, a Londra con il regista Stanley Kubrick, per la realizzazione del film “2001: odissea nello spazio”. Margherita ed Arthur esaminarono il futuro dell’uomo nello spazio e l’eventuale incontro con altre forme di vita.
Lei arrivò a Trieste alla fine del 1964, quando vinse la cattedra di astronomia. Nel 1965 fece il suo primo incontro con la città nel Circolo della Stampa e ci fu una grande folla, tra la quale c’era anche l’allora diciannovenne Pagan, era la prima volta che una donna, in Italia, diventava direttore di un osservatorio astronomico.
Paolo Molaro è stato uno studente di Margherita Hack e l’aveva conosciuta verso la fine degli anni ’70.
La ricorda come una persona capace di far ricerca da sola, che non amava i grandi gruppi e non li ha nemmeno mai creati, voleva avere idee proprie e partire da quelle per fare le sue ricerche e i suoi articoli. Dopo aver fatto la SISSA, Paolo lavorò sugli elementi leggeri come il litio, il berillio ed il boro. Questo tipo di ricerca era una cosa nuova per l’epoca e quando andò dalla Hack, per riferirle gli studi che aveva fatto, lei gli rispose: “Ma io me ne sono già occupata 10 anni fa…”

Paolo Molaro: “Aldo e Margherita litigavano sempre, quando era direttrice dell’Osservatorio, avevamo un campo di pallavolo nel giardino e ovviamente Margherita ed Aldo giocavano l’uno contro l’altro, non era pensabile che stessero nella stessa squadra. Aldo sempre incitava tutti quanti a tirare contro Margherita, perché era una schiappa e noi obbedivamo, ma non avevamo il coraggio, avevamo un certo rispetto verso il direttore, quando si arrabbiava tremavano i muri dell’Osservatorio”.

Il giornalista Pagan ricorda invece: “Lei aveva iniziato a scrivere quand’era a Firenze e poi scriveva libri e quand’era a Trieste, in quel periodo io lavoravo a “Il Piccolo” e gestivo una pagina della scienza e quindi le chiesi (eravamo ormai entrati in confidenza, alla fine degli anni ’70), di scrivermi degli articoli e lei me ne mandò, ne pubblicai circa una decina nel corso di alcuni anni e questo libro raccoglie anche 8 articoli di Margherita scelti tra quelli che possono essere letti anche tuttora, perché non sono superati […] Aldo ha vissuto nella vita all’ombra di Margherita, ma per certe cose è stato il promotore dietro le quinte di un personaggio pubblico “Margherita”, lei dice di se stessa che era timida e che fuggiva dal contatto con la gente e conferma: ‘Sono uscita dal mio guscio, perché Aldo mi incoraggiava a farlo’. Qualche volta era Aldo che mi portava gli articoli a Il Piccolo, altre volte me li spediva Margherita, molte volte era Aldo a buttar giù la traccia e Margherita la rivedeva, perché lui, in quanto letterato, era uno che aveva una curiosità infinita, anche perché lavorava nella divulgazione, anche se da dietro le quinte, non voleva mai che il suo nome apparisse e voleva che la firma fosse quella di Margherita, anche se avevano lavorato insieme, o magari qualche volta scriveva lui l’articolo e Margherita ci dava una letta”.

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2 thoughts on “Margherita Hack / Il futuro negli occhi

  1. Siamo ormai quasi ad un anno dalla scomparsa di Margherita Hack, scienziata illustre ed astronoma, che visse buona parte della sua vita a Trieste. Donna dalla viva intelligenza, loquace, come un po’ tutti i toscani, ma, come in genere gli scienziati, dal carattere un po’ chiuso, immersa com’era nel suo mondo, che era quello delle stelle, dell’Universo, che lei continuava a studiare con dedizione e tanta passione. L’Universo, mai completamente conosciuto, che l’uomo si sforza di penetrare con l’aiuto della scienza, ma pure con gli indubbi limiti dovuti alla stessa natura umana. La ricerca però non si può fermare, e Margherita ce lo ha dimostrato, fino all’ultimo dei suoi giorni terreni, quando anche lei ha dovuto cedere e lasciarci definitivamente. Ora riposa nel Cimitero di S. Anna a Trieste.
    (24 – 06 – ’14)

    Cesare

    1. Grazie per il commento. La signora Hack, a Trieste, credo che la conoscano tutti e fino a qualche anno fa la si vedeva spesso passare in bicicletta per la città. Sicuramente è stata un persona molto importante per Trieste, e non solo: grazie a lei l’Osservatorio Astronomico di Trieste si è sviluppato e sono state fatte delle ricerche importanti. Speriamo che il suo lavoro continui con le nuove generazioni. Senz’atro è un personaggio che non va scordato.

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