“La quantica del colore” di Roberta de Jorio

10881533_442246035931056_5810307826630088743_nGiorni fa, dopo una passeggiata in città, ho deciso di andare a vedere la mostra “La quantica del colore” della pittrice Roberta de Jorio. Ma dov’è questa mostra?

Nel meraviglioso appartamento di Roberto Del Frate e Roberta de Jorio, situato nell’incantevole Palazzo Panfili – vicino alla Stazione Ferroviaria di Trieste. La coppia di artisti ha deciso di trasformare la casa in una galleria d’arte. Questo meraviglioso progetto prende il nome di Atelier Home Gallery; se volete saperne qualcosina in più, potete leggere la mia intervista: Atelier Home Gallery: Roberto e Roberta

Ma ora torniamo alla mostra. Appena si entra nel Palazzo Panfili si viene travolti da un’atmosfera suggestiva e pittoresca, che si espande e prosegue fino all’Atelier Home Gallery: un luogo davvero particolare ed accogliente. A descrivere la mostra è proprio l’artista in persona, Roberta, che affascinata dalla psicoanalisi, non si limita a spiegare le sue opere solo dal punto di vista pittorico-tecnico, ma anche da quello psicoanalitico, mentale, coinvolgendo così l’osservatore in una sorta di riflessione e meditazione. Il soggetto principale di questa mostra è il totem al quale ognuno di noi dà un significato diverso a seconda della storia personale, delle proprie fantasie e di ciò che la società, in qualche modo, impone. Dall’osservazione del totem, la persona crea dei tabù, eliminando tutti gli altri divieti, con la consapevolezza di ciò che si può e non si può fare. La persona ha così una parvenza di certezza. Come ricorda l’artista: “Lacan riprende il discorso sul totemismo (già affrontato da Freud n.d.s) ricordando che qualsiasi locazione non è che una dislocazione immaginaria, per cui è impossibile collocare a proprio piacimento qualunque soggetto se non cadendo nell’inganno dello specchio e della sua ironica rifrazione”.

Infatti, la maggior parte delle persone prende come punto di riferimento altre persone magari “più belle”, o che ricoprono un ruolo più importante nella vita, e in loro si rifugia, quando, invece, basterebbe, prima di tutto, cercare di capire se stessi, di trovare il proprio sé e non aggrapparsi a quello di un’altra persona, soltanto perché si pensa sia migliore. Le paure, i tabù, vanno superati, per poter intraprendere la propria strada, in modo tale da non farsi ostacolare dall’immobilità, dalle certezze. Perciò, creare elementi totemici – come rammenta Roberta – è una strategia per attribuire all’altro (rappresentandolo) la legge e di conseguenza le decisioni tra fare e non fare.

Un tema molto attuale che si riflette nella maggior parte delle persone: la mancanza di certezze, la paura di andare avanti – caratteristiche delle civiltà occidentali: per gli orientali l’unica certezza è l’incertezza. Quindi, l’unico modo per andare avanti è non aver paura di lasciarsi travolgere dalla vita, dalle emozioni forti, ed è proprio così che l’osservatore deve fare in questa mostra: lasciarsi trasportare dalle pennellate larghe e decise, piene di vitalità, dai colori vivaci e pulsanti, che inondano la superficie catturando l’attenzione di chi guarda, portandolo a riflettere, a vivere la vita. Le pieghe che si vedono emergere in alcune opere dell’artista sono anche le nostre pieghe: tutti noi abbiamo dei lati nascosti, in penombra che non subito emergono, ma che dopo tante “letture” vengono alla luce, si comprendono, si scoprono. E così succede anche osservando questi dipinti che, ogni volta, guardati da un altro punto di vista, sembrano mostrare parti nuove, che prima non si erano notate. L’uso della carta si evince nella maggior parte delle opere esposte; carta che si piega, si accartoccia, conferendo al quadro un significato di maggior spessore.

Uno dei quadri in mostra è la “Dea Serpente”: una rappresentazione di una figura femminile che sembra svanire tra i serpenti che l’avvolgono; e cosa meglio di un serpente può rappresentare la conoscenza, o meglio ancora la sensualità?
Inoltre vi sono alcuni ritratti di kajapò che stanno a significare che, nonostante la nostra civiltà sia totalmente diversa da quella delle popolazioni primitive, dentro di noi rimangono comunque le stesse fantasie, gli stessi sogni.

I colori che invadono i lavori di Roberta, le pennellate dinamiche, rafforzano l’idea che ogni cosa ha un suo flusso, che la vita procede, e l’unica cosa che si può fare è quella di lasciare che tutto vada avanti secondo il proprio ritmo; nulla si può bloccare o interrompere, ma soltanto ci si può lasciare trasportare da questo turbine di colori/avvenimenti che inonda la vita di ognuno di noi.

Info:
Atelier Home Gallery (Palazzo Panfili – Via della Geppa 2, Trieste)
Mostra visitabile fino al 6 febbraio con i seguenti orari: Venerdì, sabato e domenica dalle 17 alle 20. Gli altri giorni solo su appuntamento.

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